Vi aspettiamo al Vinitaly
Una nuova occasione di incontro, Vinitaly 2013, dal 7 al 10 Aprile.
Abbiamo il piacere di invitarVi al nostro stand D10 presso Pala Expo, Regione Lombardia, zona Lugana per degustare insieme i nostri vini.
Vi aspettiamo.
Una nuova occasione di incontro, Vinitaly 2013, dal 7 al 10 Aprile.
Abbiamo il piacere di invitarVi al nostro stand D10 presso Pala Expo, Regione Lombardia, zona Lugana per degustare insieme i nostri vini.
Vi aspettiamo.
Famiglia Olivini opens its second store in the city of Shanghai, in the Pudong district.
After the opening of a wine shop in the city of Kunshan… also in the most populous city in the world and economical capital of China in the store Famiglia Olivini it will be possible to take part to events, tasting courses and to buy all our items.
Vignaiuoli dal 1970, established in a territory with a great species of vine, the Lugana. And it is in the heart of this territory that young entrepreneurs Giorgio, Giordana and Giovanni chose to share a bond that parents Graziella and Giulio had been feeling for years for this land; a passion for the heritage transmitted by the grandparents. The result of careful harvests is produced and selected in the family property, re-interpreting the grapes each year. Nothing is constant in wine growing and oenology: the wines are never repeatable but unique
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Abbiamo tradotto il Lugana con il metodo classico per sfruttarne le doti di acidità e salinità date dall'argilla, racconta l'enologo dell'azienda Antonio Crescini, ma Olivini ha tenuto fede al credo del fondatore, continuando a realizzare anche un rosso da uve Merlot come spiega giovanni Olivini: "Abbiamo mantenuto la promessa di non estirpare le piante di Merlot, anche se con il "notte a San Martino" abbiamo deciso di realizzare una nostra interpretazione del vitigno, grazie all'appassimento delle uve (circa 20/30 gg) prima della vinificazione.
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Giornale di brescia
Non si può che essere d'accordo con Angelo Peretti: non è più il Lugana di una volta. E in mezzo non è passato un secolo, ma poco più di un decennio. Così cambiano le occasioni di consumo, cambiano gli abbinamenti e soprattutto cambia il mercato che ora deve essere forzatamente internazionale. Il momento del più quotato vino bianco bresciano (e veronese, forse da qualche tempo un po' troppo a trazione veronese) è sempre splendido. Il prezzo delle uve nella vendemmia appena conclusa (salvo per il Vendemmia tardiva che va in cantina a novembre) batte di molto quello della Franciacorta di un buon 30% in più (un euro circa in Franciacorta, almeno 1,30 con punte fino a 2 euro in Lugana). Una squadra che vince con un mercato che cresce del 10% annuo trova facilmente dei tifosi ed i luganisiti sono più che mai uniti con qualità diffusa decisamente alta. Sabato scorso c'erano 57 produttori alla Caserma dell'Artiglieria di Peschiera del Garda per presentare l'annata 2010 a 700 visitatori in un sabato che non poteva essere più affollato di proposte enogastronomiche. La linea del presidente Francesco Montresor è decisamente aggressiva. Ora il vino c'è e non ha paura di confrontarsi con i grandi bianchi dell'enologia mondiale. Montresor vuol quindi lanciare il territorio, l'impareggiabile territorio che da Sirmione scende a Pozzolengo perché si metta nell'orbita dei grandi terrori non solo da bere, ma anche da vivere. Il Garda, che è tornato alla grande nell'immaginario dei turisti, di sicuro aiuta. Convince un po' meno il richiamo ad una storia e ad una tradizione che richiama Catullo per passare per la Callas. In realtà la storia del Lugana che beviamo oggi ha poco più di un decennio. Prima era la patria del vino in damigiana o in tanichetta di plastica, piacevole l'estate a temperatura glaciale per via di una mineralità ed acidità innate. Si aiutava (le male lingue dicono che qualcuno lo faccia ancora) con aggiunte di uve semiaromatiche per catturare un po' di profumi. E poi arrivava a stento all'estate successiva (ora invece si può bere il 1996). A tavola andava giusto bene con il pesce di lago o come aperitivo estivo. Quel Lugana lì non c'è più. Lo ha ricordato Angelo Peretti che, quando ci si mette, riesce ad essere provocatorio quanto basta. Cambiato il vino si deve cambiare mercato. Prima notizia: il Lugana di oggi con il pesce di lago (tanto più se preparato in carpione) non va proprio. Va invece con tutti i primi piatti, ma con quelli saporiti e complessi. Sposa bene le carni bianche, ma quelle che suggerirebbero un vino rosso. Ormai, potendo giocare sulle riserve affinate più anni ed ora su un Vendemmia tardiva, sposa tutta la gamma dei formaggi, anche erborinati. Ma la sfida è ancora più grossa, quella di convincere il consumatore internazionale, che beve fuori pasto, a scoprire un vino carnoso e ampio. Esiste il vino che può confrontarsi in questo nuovo scenario? Da una serie di degustazioni, prevalente sull'annata 2010, che non è stata propriamente una grande annata, la risposta è facilmente positiva ed anche le varie interpretazioni date dalle cantine conducono ad una più che buona identificazione territoriale e di vitigno. L'occasione si prestava anche per capire cosa sarà il Vendemmia tardiva, tipologia ambiziosa, che nasce ufficialmente con la vendemmia 2011, di passito non passito prodotto con grappoli lasciati in pianta fino a novembre. Ci credono, a dire la verità, in pochi, però qualcuno c'è. Una interpretazione di grande finezza e intensità la propone Tenuta Roveglia. Pochi gli zuccheri ed ancora meno quelli che si consente Ca'Lojera che raggiunge il top dell'eleganza. Profumi più ricchi, pur in un vino secco, proposti da Corte Anna che ha messo in bottiglia tanto sole autunnale. Il 2010 come si diceva non delude ed ha una buona uniformità. Naturalmente si può scegliere. Il Lugana molto pulito nitido ce lo ha a fatto assaggiare Citari ed è allo stesso livello la confinante Cobue. Selva Capuzza, che bazzica ormai ai vertici di qualità della zona insieme a Ca' Lojera, offre un ventaglio di possibilità, dal Lugana diretto a semplice a quello più ampio e complesso. Fedelissimi alla tipologia sia il Lugana 2010 di Olivini che un ottimo Perla del Garda che sembra aver imbroccato un'annata assai migliore di quanto sia in effetti stata. Se volete due estremi? Eccoveli: Cantofilari di Cesari è un Lugana di bella grassezza, destinato a piatti piuttosto strutturati, all'opposto la versione di Pasini San Giovanni che interpreta la tipologia con un vino schietto e scorrevole che sembra fatto apposta per un happy hour. Se amate la tradizione e la percezione di genuinità avete sempre la scelta del biologico Pratello che non cerca una grande eleganza, ma ti ricorda di sicuro che è fatto con uva perfetta.
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Orobie
Demesse vecchie è una bella e antica cascina lombarda situata nella campagna a San Martino della Battaglia. Si chiama così perché un tempo ospitava le vecchie suore Dimesse del convento si trattava delle delle Orsoline, di quell'ordine fondato nel XVI secolo da Sant'Angela Merici, che proprio a Desenzano era nata. Nel 1950 la cascina fu acquistata da Giovanni Olivini, qui allora si coltivavano soltanto cereali in particolare frumento, come si faceva nell'altra cascina di famiglia, quella nella bassa pianura padana a Capralba in provincia di Lodi.
Poco per volta, accanto ai cerali, vennero piantati alcuni ettari di vigneto, e si cominciò a produrre vino con risultati incoraggianti.
Dopo uno stop tra il 1992 e il 1999, periodo durante il quale l'azienda venne affittata ad altri, la famiglia Olivini ha ripreso le redini della propria attività con nuovi propositi e rinnovato entusiasmo.
Da Giovanni Olivini, l'azienda è passata al figlio Giulio che, con la moglie Graziella e i figli Giorgio, Giovanni e Giordana (come si capisce il vezzo della famiglia Olivini è di avere nomi propri che iniziano con la lettera “g”) ha ereditato passione e competenza.
Rispetto alle origini l'azienda è stata completamente trasformata. A cominciare dal nome che ora è “Famiglia Olivini” con il sottotitolo di “vignaiuoli dal 1970” (notare il veronelliano, cioè coniato da Luigi Veronelli, vignaiuoli).
Il cambiamento radicale è avvenuto in campagna: dei cereali non vi è più traccia, e al loro posto si trovano 26 ettari di vigneto, ben 11 dei quali reimpiantati un paio di anni fa con vitigni selezionati e sesti produttivi improntati a produrre poco ma bene. La cantina è costituita da un vecchio capannone che proprio in questi mesi verrà abbattuto per fare spazio a una nuova struttura realizzata con criteri moderni sia dal punto di vista enologico e funzionale, ma soprattutto dal punto di vista architettonico e di risparmio ambientale.
L'uomo cardine di Famiglia Olivini è l'enologo Antonio Crescini, che con serietà e scrupolo vigila su tutto il processo produttivo.
Ovviamente la produzione è incentrata sul Lugana, il vino tradizionale del territorio, che Famiglia Olivini interpreta in due versioni. La prima è il Lugana “di base”, prodotto con sole uve trebbiano di Lugana (detto anche turbiana), vinificato in acciaio: un vino diritto, immediato, fruttato, secco e con viva acidità.
La seconda è il Lugana “Demesse vecchie”fatto con uve turbiana raccolte tardivamente, e quindi affinato in parte in parte in barrique di rovere, risultato: un vino più strutturato e complesso, ma sempre con bella acidità. Oltre al Lugana nella gamma figurano il Chiaretto, un bel rosato molto fragrante, il Garda Classico Rosso (uve groppello, marzemino, sangiovese e barbera), di media struttura e lunga persistenza, e il “Notte a San Martino”, un rosso, molto elegante e fine, ottenuto da sole uve merlot. Oltre al Lugana gli Olivini hanno puntato molto sugli spumanti metodo classico, prodotti in tre versioni: il Lugana Brut, il Garda Rosè (stesse uve del Garda Rosso, vinificate in rosè e 24 mesi di affinamento sui lieviti) e il nuovissimo Lugana Pas Dosé.
LUGANA PAS DOSE' MILLESIMATO
Prodotto con uve trebbiano di Lugana raccolte leggermente in anticipo rispetto alla vendemmia per il vino bianco tradizionale. Dopo la pigiatura e la fermentazione, il vino resta sulle fecce fino a quando viene imbottigliato con l'aggiunta di lieviti e zucchero per dare inizio al metodo classico.
Il contatto con i lieviti prima di dégorgement, dura quarantotto mesi, cioè quattro anni, quindi la bottiglia viene tappata definitivamente senza alcuna aggiunta. Ha colore paglierino molto chiaro, spuma abbondante e perlage sottile; al naso è fine, elegante, fragrante, con note di frutta fresca, di albicocca ben sottolineate dai lieviti; al gusto è decisamente secco, succoso, con bella acidità, sapore di frutta fresca e una nota minerale che fa da sottofondo e sostegno. Ha 13% di Alcol . Va bevuto a 8° di temperatura. Ottimo come aperitivo, è compagno ideale per gli antipasti a base di pesce e pesce crudo.
Food & Beverage
Azienda vitinicola Famiglia Olivini nasce nel 1970 quando Giuseppe Olivini nonno degli attuaIi proprietari, decide di acquistare un podere a San Martino della Battaglia, nella suggestiva località Demesse Vecchie a pochi passi dal Lago di Garda. Dalle cantine dell’Azienda nascono vini interessanti tra cui si distingue Notte a San Martino, un vino ottenuto esclusivamente da una selezione di uve Merlot appasite in cassette di legno. Ad un’accurata tecnica di vinificazione segue un affinamento in barrique di rovere francese per oltre 18 mesi. Notte a San Martino è dotato di grande longevità e di spiccata identità: colore rosso rubino carico, profumo etereo ed avvolgente con note di frutta matura e caffè sino a sensazioni più intense di cioccolato. Vellutato ed elegante, si sposa bene con le carni rosse come brasati, selvaggina e arrosti, o a fine pasto con formaggi a pasta dura e molto stagionati.
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Spirito di Vino
La famiglia Olivini vanta una tradizione vitivinicola sulle sponde del lago di Garda sin dal 1970, quando nacque con il Lugana. Oggi tre figli dei fondatori proseguono l’opera con passione e impegno, tanto che la produzione si articola su nove etichette.
E ora arriva pure una seconda bollicina, millesimata e perfino non dosata: Lagana Pas Dosè, che matura sui lieviti per ben 48 mesi. La prima tiratura, con la vendemmia 2006, ha visto produrre solo 2.600 bottiglie caratterizzate da grandissima freschezza.
Soprattutto al palato, segnato da erbe aromatiche, balsamicità e spunti agrumati. Che in chiusura vira verso un’insospettabile grassezza fruttata di encomiabile persistenza.
Affari di Gola
Le bollicine fini e persistenti trionfano anche nel sud del Lago di Garda grazie a “Famiglia Olivini”, di desenzano del Garda, che ha recentemente presentato il Pas Dosè 2006 metodo classico. Ottenuto da uve di Trebbiano di Lugana, le nuove bollicine sono soggette ad accurata vinificazione, con particolare attenzione alla selezione delle frazioni di pressatura. La rifermentazione in bottiglia e la sosta sui lieviti per almeno 48 mesi fanno poi il resto, donando a questo prodotto doti di freschezza e complessità. Al naso emergono note balsamiche di salvia e limoncella con sfondo inusuale di ciliegia; al gusto si esprime sapido con nervatura acidica contrastata da grande cremosità e grassezza oleosa a chiudere in bocca di persistenza quasi infinita. E’ un vino che si rivela ideale a tutto pasto con i piatti di pesce, e in particolar modo con la crudità, ma anche con formaggi a pasta dura e molto stagionati.
Che si tratti di una nuova frontiera per il Lugana è fuori di dubbio. Una sfida importante che Famiglia Olivini ha deciso di affrontare spinta dalla passione per il vino che si tramanda da generazioni. “Oggi posso dire di aver trasformato in realtà un sogno coltivato sin da ragazzo - afferma Giovanni Olivini -. E’ il primo passo ufficiale di un percorso iniziato molti anni fa che ci permette di accreditarci come pionieri del metodo classico di Lugana grazie a un vino che interpreta tutte le migliori caratteristiche della sua annata di produzione e del territorio di appartenenza”. Il nuovo cammino produttivo, intrapreso nel 2006 sotto la supervisione dell’enologo Antonio Crescini, ha avuto inizio con la vendemmia manuale, attraverso cui sono stati selezionati i migliori grappoli di Trebbiano di Lugana ed è proseguita in cantina, dove il mosto è stato ulteriormente selezionato per ottenere la frazione centrale di spremitura, più lontana dalle interferenze di buccia e vinaccioli. Prima della presa di spuma in bottiglia, l’affinamento della base spumante è stato completato con una sosta sulle fecce di fermentazione continuamente rimescolate alla massa per contribuire all’evoluzione di sostanze che favoriscono la morbidezza finale del prodotto. Il riposo sui lieviti per 48 mesi ha completato l’opera donando struttura al Lugana Pas Dosè 2006 che oggi è pronto per essere assaporato.